L’implementazione del Sistema Globale di Scambio delle Informazioni Fiscali è arrivata. Sei già conforme?
2026-07-23

Recentemente, molti imprenditori stranieri e soggetti ad alto patrimonio netto operanti in Cina hanno ricevuto dagli istituti bancari comunicazioni di aggiornamento delle informazioni, con la richiesta di fornire dichiarazioni integrative relative alla residenza fiscale. Non si tratta di una normale revisione annuale, bensì di un chiaro segnale dell’evoluzione verso il CRS 2.0, il sistema globale di scambio delle informazioni fiscali. Ignorare tali comunicazioni potrebbe comportare il blo

cco dei conti bancari, l’esposizione delle informazioni patrimoniali o persino il rischio di doppia imposizione fiscale a livello internazionale.


Che cos’è il CRS? Perché le vecchie regole non sono più sufficienti?


Il CRS (Common Reporting Standard – Standard comune di rendicontazione) è uno strumento fondamentale che, attraverso accordi fiscali multilaterali, consente lo scambio di informazioni relative ai conti finanziari detenuti all’estero, con l’obiettivo di contrastare l’evasione fiscale derivante dalla detenzione di attività patrimoniali oltre frontiera.


Tuttavia, durante la fase del CRS 1.0, erano emerse alcune evidenti lacune: le criptovalute non rientravano nell’ambito delle informazioni oggetto di comunicazione; le strutture societarie offshore articolate su più livelli spesso si fermavano all’identificazione del soggetto societario, senza arrivare fino alle persone fisiche effettivamente beneficiarie; e i soggetti con doppia residenza fiscale potevano sfruttare alcune ambiguità normative, scegliendo una sola giurisdizione di dichiarazione per evitare il ritorno delle informazioni fiscali al Paese di effettiva residenza. Oggi il CRS 2.0 ha introdotto un sistema più completo e rigoroso, volto a colmare sistematicamente tali lacune.


Caso pratico: il dilemma della “identità fiscale” per i dipendenti stranieri che aprono conti bancari in Cina


Nella gestione operativa di pratiche bancarie reali, è emersa una situazione particolarmente frequente e complessa, concentrata sul dilemma delle “tre opzioni” che i dipendenti stranieri devono affrontare nella compilazione delle informazioni fiscali richieste dalle banche.

I sistemi bancari generalmente prevedono tre possibilità:


  • Solo residente fiscale cinese;

  • Non residente fiscale;

  • Sia residente fiscale cinese sia residente fiscale estero.


Sebbene la classificazione sembri apparentemente chiara, nella pratica tali opzioni hanno generato numerose controversie e situazioni di incertezza. Analizziamo lo scenario più rappresentativo.


Contesto del caso: un dipendente straniero svolge integralmente la propria attività lavorativa in Cina e percepisce redditi esclusivamente di fonte cinese.


Dal punto di vista fiscale, tale soggetto soddisfa chiaramente i requisiti per essere considerato un “residente fiscale cinese”. In linea logica, dovrebbe quindi selezionare la prima opzione.


Tuttavia, nella pratica emerge un’importante discrepanza operativa.


Le difficoltà nella scelta di “Solo residente fiscale cinese” (Opzione 1)


La banca richiede generalmente una documentazione estremamente dettagliata, tra cui:


  • prova della permanenza in Cina per oltre 183 giorni;

  • documentazione relativa alle dichiarazioni fiscali dell’anno precedente;

  • una dichiarazione personale dettagliata contenente informazioni sulla durata dell’attività lavorativa in Cina, sul datore di lavoro e una      dichiarazione formale attestante l’assenza di redditi provenienti da qualsiasi altro Paese diverso dalla Cina.


Ancora più problematicamente, tale dichiarazione potrebbe richiedere anche formulazioni quali: “non ha alcun rapporto con parenti nel proprio Paese di origine”. Il problema è che la grande maggioranza dei lavoratori stranieri mantiene rapporti familiari nel proprio Paese d’origine, dove risiedono genitori, coniugi o altri familiari stretti. Richiedere loro di dichiarare di “non avere parenti” nel proprio Paese d’origine è, nella maggior parte dei casi, praticamente impossibile e manifestamente incoerente con la realtà. Di conseguenza, la scelta dell’Opzione 1 incontra spesso notevoli ostacoli procedurali.


La contraddizione nella scelta di “Non residente fiscale” (Opzione 2)


Questa scelta risulta completamente incoerente rispetto alla situazione effettiva del dipendente straniero, che di fatto possiede lo status di residente fiscale cinese. La selezione di tale opzione equivale sostanzialmente a fornire una dichiarazione non corrispondente alla realtà.


Il paradosso della scelta “Residente fiscale cinese e residente fiscale estero” (Opzione 3)


Molti dipendenti stranieri hanno già effettuato dichiarazioni fiscali nel proprio Paese d’origine, attestando di non essere residenti fiscali in tale giurisdizione. Se successivamente selezionassero in Cina l’Opzione 3, dichiarando di essere contemporaneamente residenti fiscali in Cina e all’estero, si creerebbe una contraddizione rispetto alle dichiarazioni legali precedentemente rese nel Paese d’origine.


La realtà emersa dal confronto con gli istituti bancari


Attraverso il confronto con diversi istituti bancari è emersa una situazione significativa. Di fronte a questo dilemma, gli operatori bancari spesso “suggeriscono” alla maggior parte dei dipendenti stranieri di selezionare direttamente la seconda opzione: “Non residente fiscale”. Per rassicurare i clienti, le banche generalmente forniscono spiegazioni verbali quali:


“Queste informazioni vengono utilizzate esclusivamente ai fini della compliance interna della banca e non saranno trasmesse all’autorità fiscale cinese né ad altri dipartimenti governativi.”


Il problema fondamentale risiede nel fatto che tale soluzione pragmatica, pur consentendo di completare rapidamente il processo di apertura del conto, utilizza un’opzione formalmente non corretta (non residente fiscale) per descrivere una situazione sostanzialmente corretta (residente fiscale cinese).


Ciò pone il dipendente straniero in una situazione difficile: modificare la dichiarazione per facilitare il completamento della procedura bancaria; oppure mantenere la dichiarazione coerente con la realtà fiscale e rischiare difficoltà nell’apertura del conto.


Il consiglio di PHC

La propria identità fiscale deve corrispondere alla realtà effettiva. Non bisogna limitarsi a considerare quale Paese abbia rilasciato il proprio passaporto, ma valutare concretamente: dove si vive effettivamente; dove risiede la propria famiglia; e dove sono localizzati i propri redditi e patrimoni.


Sulla base delle convenzioni contro le doppie imposizioni applicabili, è necessario determinare con chiarezza quale Paese abbia il diritto di imposizione fiscale. Non è consigliabile selezionare un’opzione non coerente con i fatti solo per motivi di praticità operativa, poiché ciò potrebbe generare rischi fiscali e contestazioni in caso di futuri controlli.


Conclusione


La trasparenza fiscale globale non rappresenta una tendenza temporanea, bensì una nuova normalità irreversibile. L’essenza del CRS 2.0 consiste nel rendere completamente trasparibili tre elementi fondamentali: chi è il titolare del conto; chi beneficia effettivamente dei proventi; e chi esercita il controllo sulle attività finanziarie. Per ciascun contribuente, ogni comunicazione di aggiornamento della compliance bancaria rappresenta sia un segnale di maggiore rigidità normativa, sia un’opportunità per analizzare preventivamente i rischi e completare gli ultimi adeguamenti necessari ai fini della conformità fiscale. Se recentemente hai ricevuto una comunicazione di aggiornamento della compliance da parte della tua banca, oppure hai dubbi riguardo al tuo status di residenza fiscale, è consigliabile richiedere tempestivamente una consulenza professionale in materia di fiscalità internazionale, al fine di evitare di essere esposto passivamente nell’ambito del processo globale di scambio delle informazioni.


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